Dal 1952 Fai è conosciuta con il nome di Fai della Paganella, per celebrare la sua montagna, la Paganella. Da lassù (2124 m s.l.m.) le Dolomiti di Brenta si possono ammirare nella loro grande maestà e il Cevedale, l’Ortles, Stubai e Zillertal diventano familiari, mentre la Valle di Non si lascia esplorare in toto con lo sguardo e appare come una terrazza sulla valle dell’Adige. La Paganella dai lineamenti piuttosto monotoni, è viva, ricca di doline e pareti a picco, come l’abisso di Lamar di 200m, e gi grotte , come la Cesare Battisti, alta 70 metri. |
“Voria veder el Trentino |
L’ossatura della Paganella è formata dalle stesse dolomie triasiche che si presentano nel vicino gruppo di Brenta. Cosa che pare alquanto anomala vista la morfologia tozza e massiccia della Paganella rispetto alle arditissime guglie del Brenta. Ma la spiegazione è facile: la Paganella è sì dolomitica ma la massa di dolomie è ricoperta ancora da una spessa “corteccia” di rocce calcaree. Questa copertura di rocce stratificate ha protetto la massa dolomitica impedendo alle forze erosive di scoprirvi a gran forza le caratteristiche forme dolomitiche. La morfologia è stata determinata dalle spinte orogenetiche dell’era terziaria e quaternaria che ha creato i vasti terrazzi orografici di Fai e dei laghi di Lamar. Le colate di gelo dal nord e da est scavarono, lisciarono ed arrotondarono le rocce che erano il letto del ghiacciaio quaternario, che da Terlago traboccava verso il Garda.
trentina. La scoperta è dovuta al sigor Adolfo Scartezzini e da allora è stata oggetto di feconda attività esplorativa. La grotta sbocca sull’enorme parete a picco che sovrasta la Val d’Adige e vi si accede da una stretta cengia, difficilmente visibile da lontano. Il portale dell’ingresso è a sagoma regolare, trapezoidale e misura circa 3 metri per due. La grotta misura più di un chilometro e presenta numerose ramificazioni.