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La Paganella

DAL GATTODal 1952 Fai è conosciuta con il nome di Fai della Paganella, per celebrare la sua montagna, la Paganella. Da lassù (2124 m s.l.m.) le Dolomiti di Brenta si possono ammirare nella loro grande maestà e il Cevedale, l’Ortles, Stubai e Zillertal diventano familiari, mentre la Valle di Non si lascia esplorare in toto con lo sguardo e appare come una terrazza sulla valle dell’Adige.  La Paganella dai lineamenti piuttosto monotoni, è viva, ricca di doline e pareti a picco, come l’abisso di Lamar di 200m, e gi grotte , come la Cesare Battisti, alta 70 metri. 
La vista tanto spettacolare che si gode da questa montagna è stata celebrata in una canzone nota in tutto il Trentino [La Paganella, musica di Pierluigi Galli, versi di Piero Padulli]:

    “Voria veder el Trentino
    Da na vista propi bela”
   “No sta perder massa temp
    E va su la Paganela”
  “Cossa el sta Paganella?”
  “Ma no sat cossa che l’è?
    L’è na zima la pù bela
    De pù bele no ghe n’è.
    Tote ‘nsema ‘na putela
    E ‘na boza de bon vin
   Par goder la Paganela
   E la vista del Trentin”
   Rit: Da là su se vede ‘l ziel
   I torenti e le vedrete
   Va l’ociada, va ‘l pensier
   Del confin fin a le strete.
   Da ‘na banda trenta laghi
   E d’Asiago l’altopian
   E da l’altra S.Martino
   E zò zò fin a Milan..”

Cenni geologici


paganellaL’ossatura della Paganella è formata dalle stesse dolomie triasiche che si presentano nel vicino gruppo di Brenta. Cosa che pare alquanto anomala vista la morfologia tozza e massiccia della Paganella rispetto alle arditissime guglie del Brenta. Ma la spiegazione è facile: la Paganella è sì dolomitica ma la massa di dolomie è ricoperta ancora da una spessa “corteccia” di rocce calcaree. Questa copertura di rocce stratificate ha protetto la massa dolomitica impedendo alle forze erosive di scoprirvi a gran forza le caratteristiche forme dolomitiche. La morfologia è stata determinata dalle spinte orogenetiche dell’era terziaria e quaternaria che ha creato i vasti terrazzi orografici di Fai e dei laghi di Lamar. Le colate di gelo dal nord e da est scavarono, lisciarono ed arrotondarono le rocce che erano il letto del ghiacciaio quaternario, che da Terlago traboccava verso il Garda.

La Paganella è così una montagna dolomitica in potenza, che solo fra qualche milione di anni, quando la crosta protettrice sarà totalmente asportata, potrà rivelarsi.. Intanto il lento lavorio del tempo corrode i calcari liasici di copertura. Tali calcari, infatti, non sono carbonato di calcio e magnesia come la dolomia, bensì carbonato di calcio puro, che, come è noto, è solubile dalle acque piovane con relativa facilità. Perciò sulla groppa della montagna, troviamo a perfusione fenomeni carsici, gli stessi che hanno dato vita alle valli asciutte, alle doline, ai piani solcati e alle numerose caverne che attualmente possiamo visitare

La grande caverna “Cesare Battisti”


La caverna Cesare Battisti è la più grande della nostra regioneGARDA trentina. La scoperta è dovuta al sigor Adolfo Scartezzini e da allora è stata oggetto di feconda attività esplorativa. La grotta sbocca sull’enorme parete a picco che sovrasta la Val d’Adige e vi si accede da una stretta cengia, difficilmente visibile da lontano. Il portale dell’ingresso è a sagoma regolare, trapezoidale e misura circa 3 metri per due. La grotta misura più di un chilometro e presenta numerose ramificazioni.